Il nazionalismo italiano e l’invenzione del Cervino

Alexis Bétemps

Le Mont-Cervin, cette montagne si fière et si belle
que nous pouvions voir tous les jours, le Mont-Cervin,
devant lequel les étrangers s’arrêtent frappés d’admiration,
le Mont-Cervin ne nous frappait pas
.

Amé Gorret

La percezione della montagna

Le CervinRude e inospitale, l’alta montagna non ha mai interessato veramente i montanari: contadini e allevatori si spingevano solo fin dove arrivava il bestiame. Soltanto i contrabbandieri, i cercatori di cristalli, i cacciatori di camosci e di marmotte osavano sfidare le rocce e i ghiacciai perenni. Ed è proprio tra questi che furono reclutate le prime guide: Jean-Antoine Carrel e Amé Gorret per il Cervino, Pierre Gaspard per la Meije, e tante altre ancora meno note.

Nel XVIII secolo, la cosiddetta scoperta dell’alta montagna interessa dapprima solo il mondo scientifico: botanici, glaciologi, fisici, naturalisti, biologi, geologi, i quali, armati di apparecchi e guidati dai montanari, si avventurano laddove s’interrompono i sentieri, per riempire i loro taccuini d’osservazioni preziose, raccogliere campioni, dar luogo a collezioni. Dopo un primo impatto non sempre favorevole, i loro occhi cittadini li portano ad apprezzare questi paesaggi aspri e selvaggi, poco valorizzati dall’abitante più sensibile al verde dei pascoli ed al giallo dei campi di grano. Ben inteso, non vi era nulla da scoprire, i montanari l’avevano già fatto …

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Aimé Gorret

Alexis Bétemps

in Grimaldi Piercarlo (A cura di), Parlandone da vivo, Omega Edizioni, Torino, 2007.

Il 30 agosto 1869, in val di Sesia, a Varallo, durante un’assemblea straordinaria del Club Alpino Italiano, il membro onorario Aimé Gorret « …giunto dai monti a seduta cominciata…»(1)Dal verbale della seduta, in “Bollettino del CAI”, N. 16, 1869., dichiara, dopo aver ricordato le numerose ricerche compiute da alpinisti-scienziati nel campo della geologia, della botanica, della zoologia, ecc. che «ci restano da studiare talune caratteristiche delle valli, i costumi, le abitudini, le tradizioni, i bisogni e i pregiudizi delle popolazioni; dobbiamo altresì cogliere le labili tracce dei monumenti e delle civiltà del passato; ci resta da ricostruire l’intima storia delle valli»(2)I tre discorsi di Varallo, in “Bollettino del CAI”, N. 16, 1869..

Archives BREL. Assessorat Educatio net Culture, RAVA.
Archives BREL. Assessorat Education et Culture, RAVA.
L’abate Gorret ha solo trentatré anni ma gode già di un grande prestigio negli ambienti alpinistici per la sua intelligenza, la sua cultura, il suo senso dell’umorismo, la sua naturale bontà, la sua semplicità montanara e, soprattutto, per il suo ruolo determinante nella conquista del Cervino, versante valdostano. Era in compagnia, ricordiamolo, di Antoine Carrel e di due altre guide di Valtournenche e impegnato in una epica sfida con l’inglese Whimper, partito da Zermatt, che vincerà la gara ma vedrà la sua spedizione mutilata dalla morte di quattro suoi membri, sulla strada del ritorno. Continua la lettura di Aimé Gorret

Notes   [ + ]

1. Dal verbale della seduta, in “Bollettino del CAI”, N. 16, 1869.
2. I tre discorsi di Varallo, in “Bollettino del CAI”, N. 16, 1869.

Pour une graphie commune du francoprovençal

Alexis Bétemps

in “Bulletin du Centre d’Etudes francoprovençales « René Willien » de Saint-Nicolas”, N. 49, Aoste, 2004.

Il y avait longtemps que le problème de la graphie du francoprovençal n’était plus posé avec autant de détermination. Ce renouveau d’intérêt nous vient (est-ce un hasard ?) de Savoie où ce parler languit, hélas, depuis trop longtemps. Cette reprise de la discussion sur des thèmes d’importance capitale pour notre langue, bien que cyclique dans l’aire francoprovençale, est toujours la bienvenue.

Alexis Bétemps avec Enrica Clapasson, juin 2014
Alexis Bétemps avec Enrica Clapasson, juin 2014
Ce n’est pas la première fois que le projet d’une graphie commune est envisagé : vers la fin des années 70, le mouvement arpitan aussi avait proposé une graphie unitaire pour un francoprovençal standard baptisé arpitan. Cela avait été à l’origine d’un long débat qui a concerné surtout, je dirais même presque exclusivement, les Valdôtains, malgré la vocation œcuménique de l’idée arpitane. Beaucoup d’encre a coulé dans des polémiques sur les choix de la graphie sans que la situation du francoprovençal ne s’améliore pour autant. Cela en valait-il vraiment la peine ? Continua la lettura di Pour une graphie commune du francoprovençal